Armeria di Tobho Mott

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Armeria di Tobho Mott
IMS 001.png
TipologiaArmeria
UtilizzoCommerciale
LocalizzazioneApprodo del Re

L'armeria di Tobho Mott è una bottega situata ad Approdo del Re, specializzata in armature d'acciaio tinto direttamente nella forgia.[1]


Descrizione

L'armeria si trova sulla sommità della Collina di Visenya, ad una estremità della Strada dell'Acciaio.[1]

È un grande edificio di legno e intonaco, i cui piani superiori incombono sulla stretta via sottostante. La porta di ingresso ha un doppio battente, decorato con una scena di caccia scolpita nell'ebano e nel legno di albero-diga. Ai lati vi sono due cavalieri di pietra rivestiti con elaborate armature d'acciaio rosso lucidato, decorate a guisa di grifone e di unicorno.[1]

Sul retro dell'edificio una porta conduce a uno stretto cortile, attraversato il quale si trova un capannone di pietra dove ha luogo la lavorazione dei metalli. Ad ogni angolo è posizionata una forgia, così da rendere possibile il lavoro a più armaioli e apprendisti contemporaneamente.[1]

Storia

Nella seconda metà del terzo secolo dalla Conquista l'armeria è gestita da Tobho Mott, il quale vive sopra la bottega stessa.[1]

È considerata tra le migliori di Approdo del Re e riceve ordinazioni da molti nobili e cavalieri, tra i quali Loras Tyrell e Renly Baratheon.[1]

Eventi

Sul finire del terzo secolo dalla Conquista, nell'armeria si presenta un lord misterioso[2] che paga Tobho Mott il doppio della normale somma per fargli prendere Gendry come apprendista.[1]

In seguito, nel corso delle ricerche sui bastardi di Re Robert, nella bottega giungono Jon Arryn e Stannis Baratheon che si dimostrano interessati a vedere e interrogare Gendry.[1]

Nel 298 il nuovo Primo Cavaliere Eddard Stark si reca nell'armeria per cercare informazioni sulla morte del suo predecessore. Qui viene a sapere da Tobho Mott che Jon Arryn si era interessato solo a Gendry; chiede perciò a sua volta di conoscere il ragazzo, intuendo che si tratta di uno dei figli bastardi di Re Robert.[1]

Possessori

Tobho Mott

Note